venerdì 27 marzo 2009

Homer Sapiens


«La storia dell'evoluzione insegna che l'universo non ha mai smesso di essere creativo o inventivo» (Karl Popper)

Ecco, a occhio e croce mi sembra un'ottima sintesi tra evoluzionismo e creazionismo. Che in realtà non andrebbero mai opposti (vedi qui) ed infatti per il cattolico non lo sono.

Qualche giorno fa mi è capitato a questo proposito di vedere una divertentissima puntata dei Simpson in cui Lisa veniva sottoposta a processo per aver negato, a scuola, la teoria del creazionismo. Tra i testimoni dell'accusa, ovviamente, il grande Ned Flanders ("Salve, salvino, vicino...").

Le cose si stanno mettendo male per Lisa quando la mamma, Marge, ha un'intuizione: porta in aula al marito una bottiglia di birra chiusa. Homer, com'era prevedibile, perde completamente la testa, impazzisce. Inizia a fare qualsiasi cosa per aprire quella maledetta bottiglia. La sbatte violentamente sulle panche del tribunale, ci salta sopra, inizia a fare degli urlacci spaventosi scomponendosi tutto e dando visibilmente in escandescenza. E' a quel punto che Ned Flanders, che fino a quel momento aveva negato qualsiasi discendenza o somiglianza tra l'uomo e la scimmia, sbotta anche lui gridando rivolto ad Homer: "Smettila maledetto scimmione!!!!!".

A quel punto la causa è persa. Gli evoluzonisti hanno la prova della loro teoria. Lisa è salva.

PS. Homer scopre alla fine che il tappo della bottiglia....andava svitato!


mercoledì 25 marzo 2009

In bimbo veritas


Un'amica sta leggendo il libro delle lettere ad Obama scritte dai bambini americani. Ne parla alla figlia, che ha 7 anni e si chiama Elisa, come la mia. Lei ascolta affascinata dalle richieste e dalle domande dei bimbi d'oltreoceano, poi domanda improvvisamente:

Mamma, ma come si chiamava il vecchio presidente?

Si chiama - risponde serafica la mamma - George Dabliu Bush!

E lei: Mamma mia che nome da guerra che aveva...



PS. Non è la prima volta che Elisa lascia sgomenti i genitori. Leggi qui.




(Foto da Flickr/Army.mil)




martedì 24 marzo 2009

Se vuoi baciare il cielo


Se vuoi baciare il cielo / è meglio che impari ad inginocchiarti


A proposito di paradossi, resto sorpreso da questa citazione. E' presa da una canzone degli U2 che non conoscevo: Misterious Ways, dall'album Achtung Baby del 1991:

If you want to kiss the sky / better learn how to kneel







lunedì 23 marzo 2009

Il pensiero che ascolta


La situazione è «ormai così grave, che la speranza ci è di nuovo permessa».

Adoro i paradossi, che spingono la ricerca della verità fin dove la logica da sola non può arrivare. La frase in questione è attribuita a Maurice Bellet, noto filosofo e psicanalista francese che segnalo anche per un libro bellissimo che ho letto un po’ di tempo fa ed ancora stazione sul mio comodino accanto al letto. Si intitola “Il pensiero che ascolta. Come uscire dalla crisi”, edito dalle Paoline per la collana Crocevia. Un testo che si muove tra filosofia, teologia e psicanalisi alla ricerca di un pensiero che sappia farsi "puro ascolto".

Un telefono speciale


Ultimo post dal libro che raccoglie le lettere dei bambini americani al presidente degli Stati Uniti (Vedi qui, qui e ancora qui)

I ragazzini sono prodighi di consigli per Barack Obama, con il quale sanno essere esigenti ma comprensivi: «Ti è già venuta qualche buona idea? - chiede Alex Morones, 10 anni - Ancora niente? Ok. Va bene lo stesso».

La crisi economica è un problema sentito da molti. La soluzione di Weslie Jackson, 12 anni, di Chicago, è geniale nella sua semplicità: «Per fare i soldi - suggerisce - basterebbe fotocopiarli».

Bellissimo anche il suggerimento di Rosie Barrantes, 10 anni, di San Francisco, amante degli animali: «Potresti dare biscotti ai cani e gomitoli ai gatti».

Ma l'idea più commovente è di un bambino di Boston, Dhamaril Nunez, 9 anni, che scrive al presidente: «Ho una grande idea per te: dovresti installare un telefono speciale, in un posto speciale dove solo i bambini possono chiamare il Presidente se vedono qualcosa di pericoloso che può danneggiare le persone, come per esempio qualcuno che fuma. Sarebbe un posto speciale per i bambini per parlare con Barack Obama e fargli sapere come vanno le cose».


(Foto da Flickr/giveawayboy)

venerdì 20 marzo 2009

Totonno 'o Tridice


Lo chiamavano Totonno ‘o Tridice. Era ‘nu guappo, un camorrista che imperversava nella Napoli della seconda metà dell’800. Fu ucciso da una donna, con un pugnale nascosto sotto la gonna. Voleva vendicare l’ennesimo oltraggio, sopruso subito dal marito. Quella donna era la mia antenata, la nonna di mio nonno. Si chiamava Benedetta Tedesco. Fu costretta a cambiare cognome, che da allora divenne Iapino.

Tento di ricostruire i pezzi di questa storia che una volta sola mi raccontò mia zia e mi confermò mio padre. Benedetta era la loro bisnonna, in quanto nonna del padre, Rosario. Per me, nonno Rosario.

Siamo dunque a Napoli, quartieri popolari, ultimi decenni dell’800 (non riesco ad essere più preciso, ma mi impegno ad approfondire). Benedetta e il marito hanno un banco che vende acque e orzate. Come molti commercianti, devono subire le angherie di Totonno detto ‘o Tridice, il 13. Un giorno il marito di Benedetta si trova a passeggiare col suo asino davanti alla villa del camorista. Il ciuccio pensa bene di lasciare i suoi bisogni proprio sul portone. Gli sgherri di Totonno puniscono l’affronto pestando a sangue il nonno di mio nonno. E’ la goccia che fa traboccare il vaso. Benedetta decide di vendicare il marito. Nasconde sotto la gonna un pugnale a forma di croce (che da allora - precisa mio padre - in famiglia chiameranno ‘o crocifisso). Riesce quindi ad avvicinarsi a Totonno e lo colpisce a morte.

Il racconto “epico” non finisce qui, perché Bendetta, raccontano le cronache familiari, non si fece nemmeno un giorno di galera. Fu graziata dalla polizia per aver liberato la città da un personaggio tanto inviso e pericoloso. La gente del quartiere, quando l'assassina fu portata verso il commissariato sulla carrozza della polizia, lanciava fiori dai balconi al suo passaggio, per ringraziare quella che appariva come un’eroina, una liberatrice. Le autorità stesse, continua il racconto, le suggeriscono e le concedono di cambiare il cognome, per evitare le conseguenze che una fedina penale comunque “macchiata” avrebbe potuto avere per gli eredi.

Da allora la mia famiglia fa Iapino di cognome.



(foto da flickr/Zingaro. I am a gipsy too: Rivoluzioni e controrivoluzioni a Napoli. La rivolta di Masaniello)



giovedì 19 marzo 2009

Grazie Monnezza


Attenzione, questo è un post immorale e diseducativo, ma devo fare un eleogio della monnezza. Non l'immondizia in senso generale, astratto, magari metaforico. No. Proprio la monnezza, quella lasciata spesso per strada - in busta o sparpagliata - dai nostri bravi concittadini (romani), ai quali questa volta debbo dire grazie, mi avete salvato.

Gli è che l'altro giorno stavo andando in macchina a trovare la mi' zia, una strada in salita che fiancheggia il mercato, quando a un certo punto ricevo una telefonata. Per rispondere rallento, vado per accostare (io sì che sono un cittadino modello), ma la macchina si spegne improvvisamente. Riprovo a mettere in moto, niente. Forse è finita la benzina. O meglio, la macchina "non pesca", come si dice in gergo.

Non resta che chiamare il carratrezzi. A meno di non provare a riempire il serbatoio con un po' di benzina. Ma come fare? Posso raggiungere a piedi il benzinaio ma: 1) non ho nessuna tanica da riempire per "trasporare" il carburante; 2) per fare entrare la benzina nel serbatoio non basterebbe un imbuto.

E' qui che interviene provvidenzialmente la monezza di Roma. La strada che percorro per raggiungere la pompa di benzina è infatti costellata di buste di blastica e di rifiuti lasciati sul marciapiede. In pochi minuti riesco a rimediare un numero considerevole di bottiglie di plastica di tutte le dimensioni, con tappo e senza tappo, da riempire con la benzina. Ma, soprattutto, trovo un tubo di plastica già tagliato della misura necessaria per inserirlo a mo' di cannula nel serbatoio.

Fantastico. Il gioco è fatto. La macchina si rimette in moto. Niente carratrezzi. Niente meccanico. Orgoglio e autostima a mille (chi mi conosce sa che il mio senso pratico è quasi pari a zero).

Per una volta nella mia vita mi sento come il grande Mc Gyver!



mercoledì 18 marzo 2009

Se io fossi il presidente


Ancora dal libro "Caro Obama, ti è già venuta qualche buona idea?" (vedi qui e qui)

I bambini si mettono nei panni del presidente degli Stati Uniti: «Se fossi il presidente - scrive a 7 anni Avante price, di Seattle - cercherei di trasformare il mondo in un posto migliore».

Catherine Galvan, 6 anni: «Se fossi il presidente, nessuno dovrebbe pagare l’affitto. E quando va al supermercato, non dovrebbe pagare per niente!». Ma anche: «Se io fossi il presidente, direi alla gente di non parlare troppo. E’ una perdita di tempo».

Generso Edgar, 11 anni: «Se fossi presidente, darei ai poveri tutti i soldi che guadagno».

Magnanimo Chad Timsing, 9 anni: «Se io fossi il presidente aiuterei tutte le nazioni, anche le Hawaii».

Ma il più onesto è Weslie Jackson, 12 anni, di Chicago: «Se c’è qualcuno che vorrei come presidente, sono io».


(Foto da Flickr/srogan)

martedì 17 marzo 2009

La felicità per legge


Torno sul libro che raccoglie le lettere dei bambini americani al presidente Barack Obama. Ne ho parlato qualche post fa, sulla base di una recensione. Ora che l'ho letto, voglio estrapolare qualche "chicca" per condividerne bellezza e simpatia.

I bambini, che che se ne dica, sono amanti delle regole e delle leggi. Ed è per questo che non gli basta vedere esauditi i loro desideri, li vogliono vedere "legalizzati", stabiliti per legge.

«Caro signor Obama - scrive Khaya Monteiro di 8 ann, Boston - quando sarai presidente, dovresti cambiare il mondo e fare nuove regole come niente più immondizia e armi in giro, felicità a Natale, e basta fumare».

«Dobbiamo convincere la gente a smettere di fumare – ribadisce dal canto suo Ray Crespo, 12 anni (quella del fumo è una vera e propria ossessione) – puoi permettergli di comprare un altro pacchetto di sigarette, ma deve essere l’ultimo».

Emily Morales, 9 anni, San Francisco: «Dovresti decidere che il week end dura tre giorni» e «fare una giornata in cui tutto è gratis».

Mireya Perez, 8 anni: «Obbliga tutti a leggere libri. Vieta alle maestre di dare troppi compiti. Fai una legge che dice che i bambini devono fare solo una pagina di compiti alla settimana...»

Infine Hamza Saalim, 8 anni: «Se potessi decidere una regola, sarebbe che nevichi gelato ogni settimana. Dovresti far nevicare gelato in tutti gli Stati Uniti. Anzi, dovrebbero farlo i tuoi servitori. E' più facile».


(Foto da Flickr/Big C Harvey)



domenica 15 marzo 2009

Caos


Protesta Elisa :

- Papà e Giosuè, state facendo un mouse!!!

- Cosa stiamo facendo?

- Confusione...

- Caos?

- eh, sì





(Foto da Flickr/Alessandro Vernet)