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martedì 8 maggio 2012

La rete come luogo



Qualunque cosa legga o ascolti di Antonio Spadaro, mi colpisce sempre per l'intelligenza e la densità.

Nel breve testo di un'intervista rilasciata per un seminario sulla comunicazione promosso dai vescovi del Medio Oriente, esprime due concetti precisi e fondamentali.

Il primo. "La tecnologia è l’espressione della libertà dell’uomo: non è solo espressione della sua volontà di potenza sulla realtà, ma è anche la capacità dell’uomo – appunto – di relazionarsi in maniera libera nei confronti del mondo e di costruire il proprio futuro".

Una visione dunque creativa e relazionale della tecnologia, prima che moralistica o ideologica.

Il secondo concetto, più volte ribadito da Spadaro ma mai a sufficienza: la rete non è un mezzo di evangelizzazione; semmai è un luogo di evangelizzazione.

"Sì, la rete non è uno strumento, non è come un martello che si può utilizzare come un qualcosa di oggettivo, come appunto un oggetto; è, al contrario, un contesto, un contesto esperienziale, un ambiente di vita. Questo lo vediamo sempre di più: i giovani, soprattutto i cosiddetti “nativi digitali”, vivono la rete come un luogo dove esprimere la loro capacità di relazione, un luogo attraverso il quale conoscono il mondo, conoscono la realtà. Quindi la rete non è uno strumento, non può essere un mezzo neanche di evangelizzazione: semmai è un luogo di evangelizzazione. Per la Chiesa si tratta di incontrare gli uomini lì dove sono ed oggi gli uomini sono anche in rete e quindi la Chiesa è chiamata ad essere in rete".

Dirlo meglio non si può.




lunedì 6 ottobre 2008

Concisamente



«Ammonisco ed esorto infine i fratelli che, nella predicazione, le loro parole siano controllate e caste e tornino ad utilità e ad edificazione del popolo (…), e questo sia fatto concisamente, giacché "concisa fu la parola del Signore su questa terra" (Paolo, Epistola ai Romani)». Francesco d'Assisi, Regola 1223, IX Norma

E' bello scoprire, grazie a questa citazione suggerita da un amico, il Francesco "comunicatore", accanto al santo ed al poeta. Chi per mestiere, passione o vocazione è chiamato a comunicare, trova qui alcune regolette chiare, precise, incontrovertibili e straordinariamente attuali.

Parole "controllate" e "caste" (ovviamente non in senso moralistico) perchè siano di "utilità" ed "edificazione" (traduci = coerenti col messaggio). Il tutto "concisamente".


(Foto da Flickr/Dawnzy58)


mercoledì 28 novembre 2007

Many to many

"La comunicazione è sempre più una questione di relazioni". A volte occorre fare i salti mortali per arrivare a scoprire o riscoprire ad un nuovo livello di profendità le verità più semplici e apparentemente banali. Così questo virgolettato di Monica Fabbris, presidente di GPF, uno dei più autorevoli istituti di ricerca e consulenza strategica in Italia, fa il paio con le osservazioni contenute nel post del 24 ottobre, dove si diceva: "La finalità delle attività di comunicazione è costruire relazioni".

Spiega autorevolmente Monica Fabbris, letta sul sito della Ferpi: "Il segreto del successo di un prodotto, di un bene o di un servizio è nella capacità dell'organizzazione, sia essa privata, un'azienda, ma anche pubblica o sociale, di gestire i sistemi di relazioni, interni ed esterni, quelli che io chiamo 'le reti di reti' su cui viene veicolata la marca innanzitutto ma anche le altre attività. Insomma la comunicazione è sempre più una questione di relazioni. Si è passati, in pochi anni, da una comunicazione di marca one to many, ad una one to one a quella che sta caritterizzando i nostri tempi meny to many". Un esempio di gestione delle relazioni dovrebbe essere il blog, linkabile dal sito GTF, La Galassia delle Reti.

mercoledì 24 ottobre 2007

Costruire relazioni

"La finalità delle attività di comunicazione è costruire relazioni". Sul mensile della Ferpi, Relazioni Pubbliche, trovo questa frase come premessa all'intervista a Maria Elena Caporaletti, responsabile comunicazione Poste Italiane. Mi colpisce perchè sono abituato a pensare - e a raccontare - che la finalità della comunicazione sia lo sviluppo - comunicare per crescere - rispetto a cui la costruzione di relazioni assume un valore strumentale, seppure indispensabile - la comunicazione è efficace (o vera) quando si fonda su una relazione biunivoca con un interlocutore definito e riconosciuto. Non si parla a qualcuno, si parla con qualcuno. Qui c'è invece un passaggio ulteriore. La costruzione di relazioni non è più una premessa, un onere a volte, una necessità mal sopportata dai tuoi capi. Diventa un obiettivo produttivo, la finalità pratica della tua azione strategica così come dell'attività quotidiana. Gli strumenti si sopportano, gli obiettivi si desiderano. Sarà forse più facile in questo modo convincere finalmente i capi ad investire 'a monte' sulla comunicazione, piuttosto che utilizzarla 'a valle' come strumento pubblicitario. La comunicazione - e con essa le relazioni - se intesa come obiettivo d'investimento può risalire la china del processo organizzativo e decisionale di un'organizzazione, abbandonando la posizione appendicolare cui viene di norma relegata.
Non a caso nell'intervista Caporetti afferma: "la comunicazione è un aspetto fondamentale delle strategie del gruppo...per questo non vi è processo decisionale nel Gruppo che non sia condiviso con tutti gli attori del gioco". E ancora: "Riteniamo la coerenza e la congruenza tra la comunicazione esterna ed interna un fattore estremamente importante per il Gruppo, proprio nell'indirizzo della governance..."