"Esiste uno stile cristiano di presenza anche nel mondo digitale: esso si concretizza in una forma di comunicazione onesta ed aperta, responsabile e rispettosa dell’altro" (Benedetto XVI)
lunedì 21 ottobre 2019
Come puoi sopportare
mercoledì 16 ottobre 2019
La porta della poesia
Tutto aspetta te
Le serrature del silenzio
Apre le serrature del silenzio
fa apparire la mappa siderale
e ci inginocchia per quello spazio
immenso
fra qui e l’orlo
del cominciamento
quando le spine dorsali
stanno tutte tese.
lunedì 7 ottobre 2019
Amare la realtà
Una regola della scrittura secondo Giovanni Testori:
"Basta amare la realtà, sempre, in tutti i modi, anche nel modo precipitoso e approssimativo che è stato il mio. Ma amarla".
Quanto è difficile. Quanto è più facile il distacco intellettuale, l'astrazione del giudizio, la superiorità morale.
Amare la realtà: un po' come amare l'umanità, che non ci piace.
domenica 15 settembre 2019
Non si cerca che questo
È incredibile pensare che un libro come Dialoghi con Leucò sia stato pubblicato nel 1947, 2 anni dopo la fine della guerra, a stagione neorealista avviata.
Lo sapeva anche l'autore, quando scriveva di sé in terza persona: "Cesare Pavese, che molti si ostinano a considerare un testardo narratore realista [...] ci scopre in questi Dialoghi un nuovo aspetto del suo temperamento".
Queste brevi e serrate conversazioni tra personaggi della mitologia greca non sono un gioco letterario. La "musa nascosta" di Pavese non è un "capriccio", ma è enigma, oracolo, delirio, rivelazione di viandante, di "eremita". Non è un caso sia questo il libro che l'autore aveva accanto a sé il giorno in cui si tolse la vita, in una stanza d'albergo torinese.
"C'è una legge, Issione, cui bisogna ubbidire [...] C'è una legge, che prima non c'era [...] Un limite è posto a voi uomini [...] Devi chinare la testa. Solamente così salverai la tua sorte [...] Ho paura per voi che non siete che uomini [...] Siamo tutti asserviti a una mano più forte [...] La morte, che era il vostro coraggio, può esservi tolta come un bene"
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"Chi una volta affrontò la Chimera, come può rassegnarsi a morire?"
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"Sono vissuto tanto che ogni storia che ascolto mi pare la mia"
"Ma qual è questa favola che tu credi abbia un senso?"
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"Cosa sono i mortali se non ombre anzitempo?"
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"Quando un dio avvicina un mortale, segue sempre una cosa crudele"
"Dove finisca lo sgomento e incominci la fede, è difficile dire"
"Tutti distrusse questa smania di potere ogni cosa"
"Che per nascere occorra morire, lo sanno anche gli uomini"
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"La terra è tutta piena di divino e di terribile"
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Sorridere è vivere come un'onda o una foglia, accettando la morte. È morire a una forma e rinascere a un'altra. È accettare, accettare, se stesse e il destino"
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"Non sono un uomo come gli altri, amico. Io sono stato condannato dalla sorte [...] Ogni cosa che faccio è destino, capisci? [..] Vorrei cadere anche più in basso, vorrei perdere tutto - è la sorte comune. Ma non essere Edipo [...] Vorrei essere l'uomo più sozzo e più vile purché quello che ho fatto l'avessi voluto. Non subito così. Non compiuto volendo fare altro"
"Anche il tuo desiderio di scampare al destino, è destino esso stesso"
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"Il mio destino non tradisce. Ho cercato me stesso. Non si cerca che questo"
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"Quel che prima era voglia, era scelta, ti si scopre destino"
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"Che cos'è vita eterna se non questo accettare l'istante che viene e l'istante che va?"
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"Ogni giorno per noi è come il primo. Quel che a te pare un gran silenzio è il nostro cielo"
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"Bello è tornare e bello andare, Lelego. Beviamo ancora, beviamo al passato. Bella è ogni cosa abbandonata e ritrovata"
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"Tutti gli dei sono crudeli"
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CRATOS: "Ma tu sai cosa sono gli uomini? Miserabili cose che dovranno morire, più miserabili dei vermi o delle foglie dell'altr'anno [...]
BIA: "Se tu ne avessi conosciuti capiresti. Sono poveri vermi ma tutto fra loro è imprevisto e scoperta [...] C'è persino, tra loro, chi osa mettersi contro il destino. Soltanto vivendo con loro e per loro si gusta il sapore del mondo"
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"Questi mortali sono proprio divertenti [...] Tutto quello che toccano, diventa tempo. Diventa azione. Attesa e speranza. Anche il loro morire è qualcosa [...] Dappertutto dove spendono fatiche e parole nasce un ritmo, un senso, un riposo [...] Sanno darci dei nomi che ci rivelano a noi stessi"
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"Perché non capiscono che proprio la loro labilità li fa preziosi?"
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"Ogni gesto che fate ripete un modello divino. Giorno e notte, non avete un istante, nemmeno il più futile, che non sgorghi dal silenzio delle origini"
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"Io, per me, non mi stanco di sentirli parlare dei loro terrori notturni e delle cose in cui sperarono [...] Credo in ciò che ogni uomo ha sperato e patito"
giovedì 29 agosto 2019
Basta un nulla
sabato 20 luglio 2019
Il lutto delle parole
I mistici possono parlare "solo attraverso la rottura delle parole, come se una frattura interna permettesse di far riconoscere o confessare alle parole il lutto che le separa da ciò che mostrano".
Diana De Napoli, Michel de Certeau. Lo storico smarrito. Brescia, Morcelliana 2014). In Civiltà Cattolica, 6/20 luglio 2019. La citazione interna è di M. De Certeau.
La Straniera e lo Straniero
Riflessione a margine di un saggio di Civiltà Cattolica (Michel de Certeau e la teologia, di padre Paul Gilbert, 6/20 luglio 2019).
Chi come me ha tanto amato ed ama la poesia di T. S. Eliot, conosce la potenza dell'immagine evocata dal poeta nei Cori della Rocca (1934): la Chiesa come Straniera, negata ripudiata e misconosciuta dalla società moderna scristianizzata.
Questa immagine portentosa e ancora validissima è stata spesso usata, e a volte abusata, da un certo mondo cattolico in chiave antagonistica: contro il mondo secolarizzato, appunto, contro il mondo laicizzato, contro il mondo "progressista", contro il mondo altro da noi, contro gli altri insomma, anche con un certo compiacimento resistente e identitario. Con lo stesso criterio, veniva e viene giudicata arrendevole e tacciabile di apostasia qualsiasi apertura o simpatia della Chiesa verso il mondo e verso "quel" mondo in particolare.
Ebbene, un vizio di fondo di questo ragionamento e di questo atteggiamento lo trovo nella mancata comprensione (storica, poetica e teologica) che la Chiesa è Straniera anche per noi che le apparteniamo, che noi stessi siamo quel mondo di cui parla Eliot e di cui parla il Vangelo, che la distinzione noi/loro è spesso fallace e pericolosa, che la nostra relazione con la Chiesa e con il mondo è sempre dialettica e dialogica, a volte in modo inconsapevole e imprevedibile.
Ma vado oltre. Se la Chiesa è straniera e misconosciuta, ancora più straniero e misconosciuto è Dio, anche da chi crede in Lui.
Scriveva M. de Certeau, in un saggio del 1969 intitolato proprio "L'Étranger", lo Straniero: "Dio resta lo sconosciuto, colui che non conosciamo, pur credendo in lui; resta lo straniero per noi, nello spessore dell'esperienza umana e delle nostre relazioni. Ma è anche il misconosciuto, colui che non vogliamo riconoscere e che, Giovanni lo dice (Gv 1,11), non è accolto a casa sua, dai suoi".
Persino la Straniera, verrebbe da dire in modo forse un po' ardito, non riconosce lo Straniero, la Sposa non riconosce lo Sposo e spesso lo tradisce, secondo una dinamica ben presente nelle Sacre Scritture. Perché la Sposa, e la Straniera, siamo anche noi popolo di Dio, umanità tutta amata dallo Sposo, visitata clandestinamene dallo Straniero.

