domenica 3 ottobre 2021

Un infinito gioco di azzardi

La letteratura, e la vita, come labirinto di finzioni e artifici, note sparse su libri (e destini) immaginari. 

Specchi che moltiplicano uomini e illusioni. Vittime che si rivelano carnefici, eroi che sono allo stesso tempo traditori. Sogni che si confondono con la realtà, il caso (la lotteria) che contende la scena al calcolo nel dare un ordine al mondo. La vita che gioca a dadi con la morte, in un infinito gioco di azzardi. 

Finzioni, di Jorge Luis Borges (Adelphi) 

giovedì 23 settembre 2021

La correlazione è sufficiente

Forse non ne siamo sufficientemente consapevoli, ma quella che stiamo vivendo è una nuova epoca nella storia dell'uomo, caratterizzata come mai prima dal potere della tecnologia. Questa nuova epoca, anzi questo "cambiamento d'epoca" in cui siamo tutti coinvolti, può chiamarsi "Digital Age" (Età Digitale) e ad essa è dedicata il libro di Paolo Benanti, teologo francescano, esperto di etica delle tecnologie.

La Digital Age, spiega Benanti, nasce nel contesto della "cultura pop", cioè quella cultura tipicamente contemporanea che non si caratterizza più per appartenenza geografica o linguistica, ma per il consumo di media e artefatti culturali (musica, moda, libri, arte, cinema, radio, televisione, oggi internet) che hanno accessibilità e attrattiva di massa, sia nella loro forma analogica che nella forma digitale. Consumo di massa,  produzione industriale, diffusione commerciale: il cambiamento quantitativo diviene cambiamento qualitativo, elemento qualitativamente caratterizzante. 

Altro elemento caratterizzante la Digital Age, forse il suo elemento fondativo, è la comparsa sulla terra di una nuova forma di entità, la "realtà sintetica" , in cui la distinzione tra naturale e artificiale si fa sempre meno riconoscibile. 

Il 16 luglio 1945 inizia la nuova epoca della realtà sintetica con l'esplosione della prima bomba al plutonio, nel deserto del Nuovo Messico. È il primo test nucleare della storia, a cui ne seguiranno fino ad oggi circa 2400. Le esplosioni rilasciano isotopi non presenti in natura, che andranno a sedimentarsi come "geologia sintetica" . 

Il sintetico fa il suo ingresso anche nel cibo, dapprima con lo sviluppo degli additivi alimentari, che incideranno in maniera importante nel produzione e nel consumo. Benanti fa poi l'esempio del chewim gum, la gomma da masticare, miscela di elastomeri sintetici, capace di incidere anche sull'immaginario collettivo. Quindi l'aspartame, dolcificante sintetico usato dalle caramelle ai farmaci, la cui prima autorizzazione al commercio giunge negli Stati Uniti nel 1974. Infine, altra tappa significativa, la presentazione a Londra nel 2013 del primo hamburger di carne sintetica (o Frankenburger) frutto di cellule muscolari nutrite in laboratorio con proteine. Naturale o artificiale? Il binomio appare sempre più inadeguato a descrivere la realtà nuova. 

Il terzo elemento caratterizzante la Digital Age, l'era digitale in cui viviamo, è l'enorme quantità di dati a disposizione. Digit dall'inglese significa cifra. Il mondo digitale, attraverso l'informatica e la rete internet, traduce la realtà in numeri, statistiche, grafici ed equazioni. Questa inedita disponibilità di un'enorme quantità di dati, unita con gli strumenti statistici per elaborarli, offre una modalità completamente nuova di comprensione del mondo: non più la causalità, la spiegazione meccanicistica, ma la correlazione è sufficiente per spiegare o meglio descrivere la realtà (del resto già con la scienza quantistica il probabilismo statistico aveva sostituito il determinismo). L'ICT, la Information e Comunicationi Technology, la tecnologia delle informazioni (i dati) e delle comunicazioni (le reti), modifica allo stesso modo non solo la nostra comprensione del mondo, ma anche di noi stessi. 

Non ci percepiamo e non viviamo più come entità isolate, quanto piuttosto come organismi informazionali interconnessi (inforg) che condividono con agenti biologici e artefatti ingegnerizzati un ambiente globale costituito in ultima analisi dalle informazioni, l'infosfera. 

Il nuovo strumento capace di indagare la realtà come insieme di dati (l'infosfera) è il "macroscopio", cioè l'intelligenza artificiale (AI) e il machine learning capaci di collezionare e interpretare i Big Data. 

È il macroscopio la fonte d'autorità di questa nuova epoca. La correlazione è la fonte di conoscenza e i dati l'unica fonte di verità per l'uomo di questa nuova cultura correlativa. 

Quella dei dati è una sorta di nuova religione, il "dataismo", che vede nei dati appunto gli dei del XXI secolo, l'intero universo come un flusso di dati, gli organismi viventi come algoritmi biochimici. 

È solo a partire da questa realtà che possiamo interrogarci sul presente e il futuro dell'umano. 

venerdì 17 settembre 2021

La distanza giusta

Più ti avvicini a un individuo, più assomiglia a un quadro impressionista, o a un muro scorticato dal tempo e dalle intemperie: diventa insomma un coagulo di macchie insensate, di grumi, di tracce indecifrabili. Ti allontani, viceversa, e quello stesso individuo comincia ad assomigliare troppo agli altri. L'unica cosa importante in questo tipo di ritratti scritti, è cercare la distanza giusta, che è lo stile dell'unicità.

(Emanuele Trevi, Due vite)

domenica 12 settembre 2021

La sconfitta


Davvero sappiamo vivere solo dopo la sconfitta,
le amicizie si fanno più profonde, 
l'amore solleva attento. Il capo. 
Perfino le cose diventano pure. 
I rondoni danzano nell'aria, 
a loro agio nell'abisso.
Tremano le foglie dei pioppi, 
solo il vento è immoto. 
Le sagome cupe dei nemici si stagliano
sullo sfondo chiaro della speranza. Cresce
il coraggio. Loro, diciamo parlando di loro, noi, di noi, 
tu, di me. Il tè amaro ha il sapore 
di profezie bibliche. Purché 
non ci sorprenda la vittoria. 

La sconfitta, di Adam Zagajewski (Dalla vita degli oggetti, Adelphi, 2002)

martedì 31 agosto 2021

La linea più distante


Egli agisce, nel fulgore e nelle tenebre
nel fragore delle cascate e nel silenzio del sonno,
ma non come annunciano i vostri
pastori, che restano ben protetti.
Cerca la linea più distante, 
una strada così lontana che quasi
non si vede. Si perde
nel dolore. Solo i ciechi, solo
i gufi talora ne percepiscono la tenue impronta
sotto le palpebre.

Egli agisce. Adam Zagajewski, Dalla vita degli oggetti. 

domenica 29 agosto 2021

Non si possono perdonare tutti

"Questo è il monumento che insieme innalziamo alla memoria di tutti coloro che sono stati martoriati e uccisi". 

Aleksandr Solzenycin, Arcipelago Gulag, (Parigi 1973). 

A quanti non sono vissuti abbastanza 
per raccontare tutto questo. 
E mi perdonino 
di non aver visto tutto, 
di non aver ricordato tutto, 
di non aver indovinato tutto.

Eppure:

"Chiuda pure il libro a questo punto il lettore se si aspetta un atto d'accusa politico. Se fosse così semplice! Se da una parte ci fossero uomini neri che perfidi tramano nere azioni e bastasse distinguerli dagli altri e distruggerli! Ma la linea che separa il bene dal male attraversa il cuore di ogni uomo. Chi può distruggere un pezzo del proprio cuore? Nel corso della vita di un cuore quella linea si sposta, ora stretta dal gioioso male, ora facendo spazio perché il bene vi fiorisca. Il medesimo uomo diventa, nelle sue diverse età, nelle diverse situazioni della vita, una persona completamente diversa. Ora è vicino al diavolo, ora al santo. Ma il suo nome non cambia e noi gli ascriviamo tutto. Socrate ci ha affidato il suo monito: conosci te stesso! E noi ci fermiamo stupefatti davanti alla fossa nella quale eravamo lì lì lì per spingere i nostri offensori: è un caso se i boia non siamo noi ma loro [...] Dal bene al male non c'è che un passo, dice il proverbio. Dunque anche dal male al bene". 

E ancora: 

"In quanti esseri differenti può mutarsi un medesimo uomo nel corso della sua vita! E come ogni volta appare nuovo a sé steso e agli altri. Ma noi prendiamo uno di questi esseri completamente diversi fra di loro e lo lapidiamo con gioia e prontezza. Ma se la pietra ti cade di mano? Se tu stesso sei stato colpito dalla sciagura, allora sorge un nuovo modo di vedere. Di vedere la colpa. Di vedere il colpevole. Lui e te stesso. In questo lungo libro ci sono già state troppe parole di perdono. E mi si obietta, con stupore e indignazione: dov'è il limite? Non si possono perdonare tutti! Infatti io non perdono tutti. Perdono solo quanti sono caduti. Fino a quando l'idolo si erge sulla sua altura di comando e, con una piega autoritaria sulla fronte, insensibile e arrogante storpia le nostre vite, datemi una pietra bella pesante! Ma non appena è stato abbattuto e cade, e l'impatto con la terra segna il suo volto con il primo solco della coscienza, allontanate le vostre pietre!"


sabato 17 luglio 2021

Per la vicenda eterna delle cose


Ed aspetto così, senza pensiero

e senza desiderio, che di nuovo

per la vicenda eterna delle cose

la volontà di vivere ritorni.

Camillo Sbarbaro (Pianissimo, 1914) citato da Daniele Mencarelli su L'Osservatore Romano, Ognuno di noi ha bisogno di poesia.

mercoledì 9 giugno 2021

Parlami di Dio

La quercia chiese al mandorlo: parlami di Dio. E il mandorlo fiorì.

Verso o semplice aforisma citatissimo, eppure a me finora sconosciuto, del poeta Nkos Kazantzakis.

Citatissimo anche il dipinto di Vincent Van Gogh, Ramo di mandorlo fiorito.

Il mandorlo è il primo albero a fiorire e l'ultimo a dare i frutti. In ebraico la parola mandorla si dice "shaked" che significa "sveglio". Che cosa vedi Geremia? - chiede il Signore al profeta. Vedo un ramo di mandorlo, risponde. 

domenica 30 maggio 2021

Meravigliosamente

Qual è il verso giusto? È forse quello che suona ancora e sempre nella nostra memoria, lasciando il segno vivo della sua presenza. 

Il grande Luca Serianni ripercorre nove secoli di storia della poesia italiana, proponendo versi noti e meno noti di autori celebri e altri quasi sconosciuti, almeno per i non addetti ai lavori (Luca Serianni, Il verso giusto. 100 poesie italiane, Laterza 2020).

Restano negli orecchi i suoni di questi versi, la cui metrica dà forma alla nostra mente, alla nostra memoria, anche alla nostra coscienza. 

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Meravigliosamente
un amor mi distringe
e mi tene ad ogn'ora.

(Giacomo da Lentini)

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Rosa fresca aulentissima 

(Cielo d'Alcamo) 

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Al cor gentil rimpaira sempre amore

(Guido Guinizzelli) 

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O iubelo del core
che fai cantar d'amore! 

(Iacopone) 

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S'i' fosse foco, ardere' il mondo

(Cecco Angiolieri) 

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E quivi ragionar sempre d'amore [...] 

(Dante Alighieri) 

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Lo mio fermo desir vien da le stelle

(Francesco Petrarca) 

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Quant'è bella giovinezza 
che si fugge tuttavia:
chi vuol esser lieto sia
di domani non c'è certezza

(Lorenzo de' Medici) 

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Tacciono i boschi e i fiumi, 
e 'l mar senz' onda giace

(Torquato Tasso) 

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Move zoppa gentil piede ineguale

(Giovan Leone Sempronio) 

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Tanto piacevol più, quanto più mente

(Giacomo Lubrano)

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Dovunque il guardo giro, 
immenso Dio, ti vedo:
nell'opre tue t'ammiro, 
ti riconosco in me

(Pietro Metastasio) 

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Taci se mi vuoi dir ch'ei t'ama ancora 

[...] 

Ovunque il passo volgo o il guardo io giro

(Faustina Maratti Zappi)

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La stella / del viver mio s'appressa / al suo tramonto

(Vincenzo Monti)

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Forse perché della fatal quiete
tu sei l'imago a me sì cara vieni
o Sera!

...

Quello spirto guerrier c'entro mi rugge

[...]

Le nate a vaneggiar menti mortali

[...]

All'ombre de' cipressi e dentro l'urne
confortate di pianto è forse il sonno
della morte men duro?

(Ugo Foscolo)

***

Dov'è silenzio e tenebre
La gloria che passò

(Alessandro Manzoni)

***

Mirando il cielo, ed ascoltando il canto

...

La morte è quello / che di cotanta speme oggi mi avanza

[...]

Che fai tu, luna, in ciel? dimmi, che fai?

...

Se la vita è sventura
perché da noi sì dura?

...

Tu sai, tu certo, a qual suo dolce amore
rida la primavera

[...]

Or poserai per sempre, / stanco mio cor

. .. 

Amaro e noia / la vita, altro mai nulla

***

E s'aprono i fiori notturni,
nell'ora che penso ai miei cari
...
Si cova, / dentro l'urna molle e segreta
non so che felicità nuova

(Giovanni Pascoli)

***

Sei quasi brutta, priva di lusinga
nelle tue vesti quasi campagnole, 
ma la tua faccia buona e casalinga, 
ma i bei capelli di color di sole 

(Guido Gozzano) 

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Piove! È mercoledì. Sono a Cesena,
sono a Cesena e mia sorella è qui, 
tutta d'un uomo ch'io conosco appena

(Marino Moretti) 

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Ma nel cuore
nessuna croce manca

È il mio cuore 
il paese più straziato 

(Giuseppe Ungaretti) 

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Spesso il male di vivere ho incontrato

(Eugenio Montale) 

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Tu sei come una giovane, 
una bianca pollastra
... 
Tu sei come una gravida 
giovenca

(Umberto Saba) 

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Anima mia, sii brava
e va' in cerca di lei. 
Tu sai cosa darei
se la incontrassi per strada

(Giorgio Caproni) 

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Fu allora, in quel mattino, che mi toccò morire 

(Fernando Bandini) 

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Si potesse spiegare la vita 
come si spiegano i poeti

(Francesca Romana de' Angelis)


sabato 22 maggio 2021

Basiliche minori e basiliche maggiori

Nel 1987 vi fu la consacrazione del santuario della Madonna dei Martiri, in Puglia, poco fuori Molfetta, a Basilica Minore. Raccontano le cronache che in quell'occasione un giovane del posto, forse un po' deluso, chiese a don Tonino Bello, il grande vescovo santo di quella dioocesi, quale fosse la ragione di quel titolo "minore". Don Tonino avrebbe potuto rispondere, canonicamente, che il titolo di "maggiori" spetta soltanto alle 4 basiliche romane di S. Giovanni, S. Pietro, S. Paolo e S. Maria Maggiore, tutte le altre essendo "minori" rispetto a queste. E invece il vescovo prese con sé il ragazzo, si accostò con lui alle pareti di pietra del santuario e diede dei colpi con le mani: "Ecco, vedi - disse - queste che colpiamo sono le pareti della basilica minore, fatta di pietra. Questa invece - gli disse ancora ponendogli una mano sul capo - questa di carne è la basilica maggiore. Ciascuno di voi è tempio dello Spirito, è Basilica Maggiore di Dio".

Ascolto il racconto di quest'aneddoto per la prima volta oggi, in occasione della Cresima di mia figlia Elisa, nella parrocchia di San Frumenzio, con altri 30 ragazzi del gruppo di catechismo in cui è cresciuta per sette anni. Il gruppo si chiama Kanimambo, che in Mozambico, a  Mafuiane, dove la parrocchia ha una storica missione, vuol dire "grazie". E grazie è stata la parola più pronunciata dalle labbra e dai cuori di tutti i presenti, per quest'avventura rara e meravigliosa: ragazzi e ragazze di 18 anni emozionati e felici di "confermare" la loro fede nell'amicizia, accompagnati con amore e dedizione, malgrado la pandemia, da un gruppo di giovani catechisti di pochi anni più grandi.

Kanimambo, allora. Grazie al Signore, che ha consacrato oggi 30 nuove, bellissime, "Basiliche Maggiori".