
"
Pazzo è colui che si rifiuta di cantare"
E' un verso da una delle
tante canzoni contenute nel
Signore degli Anelli (La Compagnia dell'Anello), una canzone "da bagno", la preferita da Bilbo Baggins. A cantarla è
Pipino, in occasione del bagno serale, appena arrivati nella casa di Frodo nella Terra di Buck.
Gli
Hobbit, questi personaggi semplici e quasi ingenui così simili agli uomini, creati dalla fantasia di
Tolkien, accompagnano con il canto tutte le fasi e le avventure della loro vita, quelle tristi e quelle felici, quelle pericolose e quelle conviviali (per il ruolo della musica leggi
qui). Scrive Tolkien:
"
Il canto sgorgava naturalmente dalle loro labbra, quasi fosse più semplice e naturale cantare che parlare"
A me viene spontaneo un paragone che a molti apparirà forse blasfemo. Il paragone è con i
Ragazzi di vita di
Pier Paolo Pasolini, i giovani poveri disgraziati e delinquenti ragazzi del popolo che pure - come gli hobbit - "a un certo punto del racconto sentono il bisogno di cantare, pieni di gratitudine verso la vita" (C. Varese).
Un "canto popolare", come dice la poesia omonima da Le Ceneri di Gramsci, incomprensibile in mezzo a
ignari tuguri eppure carico di misteriosa speranza anzi
dura certezza d'
imminente riscossa.
Ragazzo del popolo che canti,qui a Rebibbia sulla misera rivadell'Aniene la nuova canzonetta, vantiè vero, cantando, l'antica, la festiva,
leggerezza dei semplici. Ma quale
dura certezza tu sollevi insiemed'imminente riscossa, in mezzo a ignarituguri e grattacieli, allegro seme
in cuore al triste mondo popolare?