lunedì 16 febbraio 2009

Miracles


Perché? Chi fa tanto caso a un miracolo?
Quanto a me, io non conosco altro che miracoli:
Che io passeggi per le vie di Manhattan,
o che spinga il mio sguardo al di sopra dei tetti, verso il cielo,
o che guazzi a piedi nudi lungo la sponda, proprio sul bordo

dell’acqua,
o che stia sotto gli alberi nei boschi,
o che parli, durante il giorno, con chi amo o che dorma di notte con
chi amo,
o che sieda a tavola a pranzare con altri,
o che guardi estranei che viaggiano sedendo in fronte a me,
o che guardi le api, affaccendate attorno all’arnia, in un pomeriggio
estivo,
o gli animali che brucano per i campi,
o gli uccelli, o il meraviglioso gioco degli insetti per aria,
o il meraviglioso spettacolo del tramonto, o degli astri splendenti
silenziosi e lucenti,
o la squisita delicata curva della luna nuova in primavera;
Queste cose con altre, ciascuna e tutte, sono miracoli per me,
E, pur riferendosi al tutto, ciascuna sia distinta, e al proprio posto.
Per me ogni ora di luce e di tenebra è un miracolo,
ogni pollice cubico di spazio è un miracolo,
ogni miglio quadrato della terra è seminato di miracoli,
ogni piede dell’interno della terra è affollato di miracoli.

Walt Whitman, Miracles, da "Canto una vita immensa", Ancora 2009, traduzione e introduzione di Antonio Spadaro.

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