lunedì 31 dicembre 2007

Quando tu sei piccolo


Il futuro nella mente dei bambini. Un caro amico, Andrea, mi segnala la promessa carica di affetto di suo figlio, Alessandro, 3 anni, che gli dice: "Papà, quando tu sei piccolo, io ti accompagno". Ma quanta bellezza c'è in un pensiero così?




(Foto da Flickr, Ctd 2005)

domenica 30 dicembre 2007

Dio non si lascia chiudere fuori


"Quanto più gli uomini diventano ricchi, tanto più riempiono tutto con se stessi. Tanto meno può entrare l'altro".

Sono parole di Benedetto XVI dall'omelia della Messa di Natale celebrata in San Pietro la notte di lunedì 24 dicembre. Commentando il Vangelo della nascita di Gesù, in particolare quel "non c'era posto nell'albergo per loro" del racconto di Luca, il Papa dice: "In qualche modo l'umanità attende Dio, la sua vicinanza. Ma quando arriva il momento, non ha posto per Lui. E' tanto occupata con se stessa, ha bisogno di tutto lo spazio e di tutto il tempo in modo così esigente per le proprie cose, che non rimane nulla per l'altro - per il prossimo, per i povero, per Dio".

Ma fortunatamente, aggiunge Benedetto XVI, "Dio non si lascia chiudere fuori. Egli trova uno spazio, entrando magari per la stalla...".


(Foto da Flickr, audi_insperation)

Arreso all'Amore


L'Osservatore Romano è diventato per me un giornale da aprire con curiosità, nelle sue pagine culturali e non solo, dopo il recente cambio di direzione. Nell'edizione di giovedì-venerdì 27-28 dicembre, particolarmente ricca, spiccava il lunghissimo articolo dedicato a Giuseppe Dossetti e alla pubblicazione delle sue "Omelie del tempo di Natale". Numerosi i passaggi degni di nota nel pezzo firmato da Emanuela Ghini (monaca carmelitana) e suggestivamente intitolato: "Uno spirito arreso all'amore".

Si parte dalla bellissima descrizione della parola di Dossetti calda, spoglia e viva, che diviene trasparenza dell'unica Parola che salva. Chi parla non si ascolta - dice la Ghini - ma diviene eco della Parola, guadagnando in energia, potenza e consolazione capaci di reggere la vita. Il prezzo è l'annullamento di espressioni umane, anche le più sapienti, precisa l'autrice, e l'ascolto. Che a loro volta richiedono un cuore purificato, la morte dei 'pensieri', come li chiamano i Padri del deserto, la preghiera, tuffo nello spirito di Cristo, il grande orante... "Se preghi, sei teologo" diceva Evagrio Pontico nel IV secolo, e ciò trova riscontro in queste pagine di Dossetti, nella sua risposta - e qui gli aggettivi scelti dall'autrice sono bellissimi - balbettante e sopraffatta alla Parola di Dio. Qui - aggiunge la Ghini - in questa risposta, si gioca la credibilità del cristiano.

Anche sulla fede si dicono parole importanti e non banali (almeno per me). Essa è dono - e questo è risaputo (ma mai capito veramente) - ed è "percezione del mistero". Questo lo trovo fondamentale, perchè ciò che spesso manca agli uomini di oggi, anche a moltissimi cristiani, è proprio la percezione del mistero del vivere. In questo senso la poesia è una straordinaria maestra (memorabili le pagine di Ungaretti sul mistero). E poi ancora, la fede è "la radice delle facoltà nuove dell'uomo nuovo in Cristo", secondo l'espressione dello stesso Dossetti, che ribadisce la necessità della morte dell'uomo vecchio. Infine, sulla fede nuda, essenziale, cui oggi siamo chiamati, le meravigliose parole di Giovanni della Croce: "Il Padre pronunciò una parole, che fu suo Figlio e sempre la ripete in un eterno silenzio, perciò in silenzio deve essere ascoltata". Saremo mai capaci - sarò mai capace - di questo silenzio?

Sul Battesimo come vita nuova in Cristo, lavacro che ci rigenera, è folgorante la radicalità di questa espressione dossettiana: "Al di fuori di Cristo le cose non esistono e noi non esistiamo".

Sulla povertà e la gioia: la luce del cuore - viene detto - va cercata nele piccole cose, nel combattimento spirituale contro la prepotenza dell'io. Confidando che Dio "ci lascia nella lotta, ma mai nella disperazione".

Infine sull'uomo Dossetti ci viene raccontata, tra le sue qualità, quella di "cogliere la persona - dono di pochi - nel suo cuore profondo". Dono di pochi, in effetti, perchè dono miracoloso, e miracolante.


(Foto da Flickr, Tjeerd)

sabato 29 dicembre 2007

Appagati di felicità

Sempre dal Messaggio di Natale di Benedetto XVI. "La grande speranza portatrice di felicità" - dice il Papa - la nascita di Gesù, il Verbo che si è fatto carne, "splendida luce", viene, si accende "nel nascondimento e nel silenzio di quella notte santa".

Nascondimento e silenzio, dunque, contrariamente a quanto si pensa normalmente, sono le prove, o almeno gli indizi che la speranza sta nascendo, che è arrivato "il giorno santo". Sono le condizioni, insieme all'umiltà, per riconoscere la vera luce, per ascoltare la Parola che salva. L'umiltà di Maria, di Giuseppe, dei pastori, dei piccoli, dei poveri in spirito.

Poi una serie di domande terribili: chi è pronto ad aprire ora la porta del cuore a Gesù che viene? Chi veglia nella notte del dubbio e dell'incertezza? Chi attende? E soprattutto chi ha tempo per ascoltare la sua parola e lasciarsi avvolgere dalfascino del suo amore?

Infine l'augurio: "la sua luce disperda ogni tenebra della vostra vita e vi ricolmi dell'amore e della pace". "Il Signore ... vi appaghi della sua felicità"




(Foto da Flickr, beesparkle)

venerdì 28 dicembre 2007

Il mantra della speranza


"Un giorno santo è spuntato per noi". Un giorno di grande speranza. Oggi è nato il Salvatore dell'umanità.

Inizia così il Messaggio di Natale di Papa Benedetto, riprendendo l'acclamazione al Vangelo della Messa del 25. Oggi è un giorno di speranza. Oggi è un giorno santo. Ripetere come un mantra ogni mattina, insieme a quella frase già citata di A. Woolkott: "Non esiste nella vita di nessuno un giorno che non sia importante".

E' vero per me quello che scrisse Peguy: "E' sperare la cosa difficile / ... / E la cosa facile è disperare / ed è la grande tentazione". La tentazione più grande è quella più ricorrente, giornaliera. Per questo ripeto ogni mattina: "Oggi è un giorno di speranza. Oggi è un giorno santo..."


(Foto da Flickr, Felipe Venancio)

giovedì 27 dicembre 2007

In sacra azzurrità


Dopo il nero, l’azzurro è uno dei colori predominanti della poesia di Georg Trakl (vedi i post precedenti). Azzurra è anzitutto L'INFANZIA (dalla poesia omonima). Azzurra la sua abitazione modesta (azzurra caverna) così come la vicina cascata che rimbombava tra le rocce. Nel ricordo tutta l’anima s’inazzurra, diventa un azzurro momento, e in questa sacra azzurrità continuano a risuonare passi luminosi. L’infanzia vissuta in azzurra purezza è tutta un nostalgico ricordo grazie al quale l’anima talor si rischiara e si commuove fino alle lacrime.


Ma azzurro può essere, persino in Trakl, il cielo, l’azzurra ala dell’aria che carezza e sfiora un tetto di paglia sopra la terra nera (L’AUTUNNO DEL SOLITARIO). Azzurri gli occhi degli amanti da cui spiccano lievi l’ale / angeli a mitigare la pena che ne sboccia, unico argine al muto orrore che assale quando da spogli salci sgoccia nera la rugiada. Azzurre possono essere le palpebre del Dio silenzoso che si abbassano pietose sugli uomini (da HELIAN). Azzurre le campane serali (da MORTE PRECOCE), quelle che al bifolco – viene detto altrove – infondono coraggio.

Dunque azzurro è purezza (azzurro puro), desiderio, speranza, misericordia, pur nell’ ambiguità ambigua in cui costantemente si muove – secondo l’espressione di Heidegger - la poesia di Trakl. Una poesia essenzialmente plurisensa, dall’aura misteriosa e dal rigore visionario. Una poesia indicibile perché sgorgante da una fonte sempre più nel profondo del poeta (Ficker), che cammina su una cresta sottile fra gli abissi dell’orrore - grande è la colpa di chi è nato - e gli abissi della beatitudine (Kleist).

Una poesia, al fine, azzurra essa stessa, perché azzurro – un fiore azzurro – è il canto del poeta, che sopravvive alla morte e alle pene. Dalla poesia A NOVALIS, dedicata al grande poeta romantico morto, come Trakl, nel fiore dell’età:

Un fiore azzurro / sopravvive il suo canto nella notturna casa dei dolori


(foto di Gaspa)

venerdì 21 dicembre 2007

Solo il bifolco è felice?

"Dice il bifolco: tutto è buono. / E infonde a lui lieto coraggio / di voi, campane a sera, il suono". "Autunno trasfigurato" si chiama la poesia di George Trakl da cui traggo questi tre versi. Il bifolco è felice perché è stato un anno ricco e carico di frutti ("podeoroso") nel proprio campo. Tanto gli basta per dire "tutto è buono", complice il suono delle campane, la sera, che gli infonde coraggio e letizia. Il cielo è conteso improvvisamente da un altro suono: "S'ode un addio d'uccelli in viaggio". Ma stavolta l'effetto non è quello della "mesta carovana" dei corvi (vedi post 13 dicembre). L'autunno qui è "trasfigurato", come suggerisce il titolo della poesia. Non prepara il terrenno all'inverno, alla morte (come sempre in Trakl) ma si apre in un "cangiante lucciore" - "E' il tempo dolce dell'amore" - che porta "silenzio e pace".

Come si spiega tutto ciò? Sembra ripetersi lo schema del "Giorno dei morti" (post precedente) con la danza irreale degli omìni e delle donnette. Com'è possibile vivere? Come è possibile essere felici? Bisogna essere "bifolchi" a credere alle promesse delle campane. Ma allora solo il bifolco è felice?

Nel primo commento il testo integrale della poesia

Irreale è la danza dei viventi

Donnette e omìni, squallidi figuri,
oggi spargono fiori azzurri e rossi
sopra le loro tombe in luce incerta.
Sembran fantocci in vista della morte.

Oh, come appaiono umili e angosciati!
Proprio come ombre dietro a cespi neri.
Reca un frignar di nascituri il vento
e intorno vedi un vagolar di luci.

Trema fra i rami un gemito di amanti
e lì si sfà una madre col bambino.
Irreale è la danza dei viventi
nel tardo vento stranamente sparsi.

Vita nel caos, la loro, e tormentata.
Abbi pietà, Signore, delle pene
delle donne, e dei lagni disperati!
C’è chi passeggia sotto al firmamento.

La porta oscura

"La porta oscura del tempo, del futuro, è stata spalancata. Chi ha speranza vive diversamente; gli è stata donata una vita nuova". Uno dei passaggi più belli dell'enciclica di Benedetto XVI "Spe salvi", "Salvati dalla speranza". La ricevo come citazione di auguri per il Natale e la trovo davvero perfetta, soprattutto in questo periodo. Abbiamo tutti delle "porte oscure" nella nostra vita, spesso nascoste nei ripostigli del nostro cuore, che ci terrorizzano, ci paralizzano, imprigionano 'al freddo e al gelo' la nostra vita. La Speranza spalanca quelle porte, scalda le grotte, rischiara tutte le tenebre. Anticipa il futuro regalandoci una vita nuova.

martedì 18 dicembre 2007

Ho sognato che tu eri Dio...

Antefatto. Ieri sera, giocando con un palloncino dentro casa, nonostante le ripetute raccomandazioni di attenzione, Giosuè ha finito per rompere uno dei 2 grandi angeli di coccio che "sorvegliano" il nostro presepe, urtandolo e facendolo cadere a terra. Io l'ho rimproverato e gli ho tolto il palloncino dalle mani, mettendolo in alto sopra la credenza della cucina. Lui, dopo un primo pianto disperato, ha trovato in casa un altro palloncino e ha ricominciato a giocare vicino al presepe. Io gli ho preso anche quello che è finito accanto all'altro sopra la credenza. Di nuovo pianti disperati, poi "la pace" prima di andare a dormire, coccolato dalla mamma.

Questa mattina, a colazione, mentre gli spalmo la marmellata sulle fette biscottate, mi fa: "Papà, stanotte ho fatto un sogno bellissimo. Ho sognato che tu eri Dio e che giocavi in cielo con i palloncini di tutti i bambini. E poi li tiravi giù e finivano tutti a casa nostra!"

Ora, non so se mi commuove di più quel "Papà, ho sognato che tu eri Dio" (che un po' mi spaventa...) oppure il fatto che per un bambino di 5 anni l'ultimo piano della credenza di una cucina possa rappresentare il "cielo" dove un Dio-papà gioca a calcio con i palloncini di tutti i bambini del mondo

venerdì 14 dicembre 2007

Dio non ha la fidanzata

"Ma come fa Dio a creare?" chiede Giosuè stasera a tavola, dopo averci raccontato le spiegazioni sull'origine del mondo ricevute a scuola dall'insegnante di religione. "Con la magia?" si butta. Io e la mamma, dopo un attimo di esitazione, rispondiamo pronti: "No, Giosuè, con l'amore. Come mamma e papà, che amandosi, hanno creato te e tua sorella...". E lui, con una faccia da furbetto soddisfatto della sua obiezione (a 5 anni!): "Ma Dio non ha la fidanzata!" Ho avuto la tentazione di rispondere "Maria, la Madonna è la sua fidanzata". Ma mi sono fortunatamente trattenuto, intuendo che non ne sarei uscito vivo...

giovedì 13 dicembre 2007

S'avventano i corvi

Sul nero paesaggio già s'avventano
i corvi a mezzodì con grida dure,
con la lor ombra la cerva rasentano;
o sostano aggrondati sulle alture.

Vanno il bruno silenzio a disturbare
in cui la piana estatica si stende
come donna cui grave affanno prende,
e talvolta si sentono altercare

per carogne fiutate qui o la.
A un tratto drizzan le ali a tramontana
e scompaiono in mesta carovana
nel cielo in un tremor di voluttà.

lunedì 10 dicembre 2007

Da piangere e da ridere

A grande richiesta l'ultima di Giosi, guardiano della terra dei dinosauri (vedi i post dedicati ai "bambini"). L’altro ieri, sabato, dopo una settimana di continue sollecitazioni da parte sua, siamo andati insieme a recuperare in cantina l’albero, il presepe e le decorazioni per il Natale. Arrivati a casa, mentre tentavamo di aprire la busta con l’albero, mi fa: “Papà che emozione, mi viene un po’ da piangere e un po’ da ridere!”.

venerdì 7 dicembre 2007

"La Parola zittì chiacchiere mie"

Due miei amici 'cattolicissimi' (detto con affetto) non conoscono Clemente Rebora, il più grande poeta del Novecento secondo Giovanni Raboni (anche lui poeta e critico), di cui quest'anno ricorrono i 50 anni dalla morte. Nel 1929, all'apice della sua carriera poetica, si converte e smette di scrivere: "La Parola zittì chiacchiere mie". Diviene sacerdote e religioso rosminiano nel 1936. Solo negli ultimi anni di vita, malato nella carne, tornerà alla parola poetica: "Quando morir mi parve unico scampo, / varco d'aria al respiro a me fu il canto: / a verità condusse poesia/ (...) Svanì il creato ed apparve il Creatore"...

Dappertutto

"La voce di Dio è sottile, è appena un ronzio, quasi innavvertibile. Se ci si abitua, si riesce a sentirla dappertutto". Dal necreologio per il poeta Clemente Rebora, sul Corriere della Sera, scritto da Eugenio Montale (1957). Ma Montale non era ateo? Questi poeti....

Di chi sono i nostri pensieri

"Non c'è nulla interamente in nostro potere, se non i nostri pensieri" dice Cartesio. No - dico io - nemmeno quelli.

martedì 4 dicembre 2007

Perché tu ci vuoi così bene?

Qualche tempo fa ho partecipato a Grottaferrata ad un incontro di formatori di Azione cattolica. Vi portai una mia testimonianza sui gruppi di Marco Guzzi, che frequento da più di 2 anni, e assistetti ad un bel confronto sulle esperienze di catechesi con i giovani e con le coppie prossime al matrimonio. Ho ripreso gli appunti di allora e mi ritrovo segnata questa frase - "Perché tu ci vuoi così bene?" - che è la splendida domanda che una catechista si è sentita rivolgere da una delle sue ragazze. Non riesco ad immaginare un modo migliore per iniziare ma anche per finire qualsiasi percorso di catechesi.

Altri appunti sparsi sulla preparazione delle coppie prossime al matrimonio, dalle testimonianze dei diversi formatori. "Il nostro corso non è obbligatorio". "Il legame di amicizia è quello che rimane". "Ad alcuni ho consigliato di rimandare la cresima a dopo il matrimonio(si può fare...)". "Ho accompagnato due coppie all'annullamento". "Qualche coppia ha rinunciato a sposarsi (detto come risultato positivo)". E poi: "Farli parlare, lasciarli raccontare di sé". "Accogliere la loro situazione reale, consentirgli di essere sinceri". "Scoprono per la prima volta di far parte della Chiesa". "Con i conviventi si lavora meglio, sono più consapevoli di quello che vogliono, hanno meno illusioni..."

lunedì 3 dicembre 2007

Tanto il Cielo è uno solo

"Signor Castagna, lei che è un cattolico...molto fervente, non ha avuto qualche problema a vedere sua figlia e suo nipote sepolti in un cimitero musulmano?". Così Bruno Vespa a Carlo Castagna, marito, padre e nonno delle vittime dell'immane tragedia di Erba. La domanda nella puntata di Porta a Porta di stasera, a più di un anno dalla strage, motivata dalla notizia dell'arresto per droga del tunisino Azouz Marzouk, padre e marito affranto poi star mediatica del circo Corona e Lele Mora. In mezzo a tanta immondizia - vero e proprio sterco rimestato - brilla come una perla preziosa e inaspettata la risposta di questo uomo, che racconta cosa gli disse il nipotino alla notizia che il cuginetto e la zia erano sepolti in Tunisia: "Tanto il cielo è uno solo!". I bambini, che dono di Dio.

sabato 1 dicembre 2007

Oggi è domani?

Domani, domenica, Elisa compie 4 anni e facciamo la festa a casa, con cugini e parenti. E' da un settimana che conta i giorni in un crescendo di eccitazione. E domanda: quando è domenica? Oggi fervono i preparativi della vigilia. Io esco per la spesa, la mamma prapara a casa i dolci. Elisa non sta nella pelle e domanda, colma di desiderio e tenerezza: "Mamma, ma oggi è domani?"

Non mi piaci per niente

"Tu non mi piaci per niente, papà" mi dice Giosuè a tavola dopo cena, all'improvviso. Sembra arrabbiato finché aggiunge: "Perchè mi piaci troppo". "Ti voglio troppo bene". In effetti, come si dice, quando è troppo è troppo.