lunedì 7 dicembre 2009

La Trasfigurazione


Il prete guardò verso i pavoni. Erano arrivati in mezzo al prato. Il maschio si fermo all'improvviso e, piegando il capo all'indietro, alzò la coda e l'aprì, con un crepitio tremulo e sferzante. Tanti archi sovrapposti di piccoli soli gravidi fluttuarono in una caligine verde-ora solpra la sua testa. Il prete rimase trasecolato, a bocca aperta. La signora McIntyre si chiese se avesse mai visto un vecchio più idiota. "Così sarà l'avvento di Cristo!" esclamò il vecchio (...) La signora McIntyre arrossì e fece una faccia puritana e chiusa. Cristo, in una normale conversazione, l'imbarazzava come il sesso aveva imbarazzato sua madre (...) Ma il vecchio prete, tutto preso dal pavone, "la trasfigurazione..." mormorò.


Dal racconto Il profugo di Flannery O'Connor


(Foto da Flickr/cristianocani)



Non riusciva a liberarsi


"Non riusciva a liberarsi dalla speranza che stesse per succedergli qualcosa".

Dal racconto Enoch e il gorilla, di Flannery O'Connor.

"Di solito, stava pensando ad altro tutte le volte che il destino tirava indietro la gamba per sferragli un calcio".


(Foto da Flickr/Wetsun)

domenica 6 dicembre 2009

Una sola volta


"Questi maledetti stranieri comunisti! Loro e il loro Gesù!"

Dal racconto Il pelapatate di Flannery O'Connor.

"Coloro che incontrano Gesù anche una sola volta, non possono più sfuggirgli"

E ancora:

"Gesù è morto per redimerti" aveva detto (la madre) - "Mica gliel'ho chiesto io" aveva detto Haze (il figlio)



(Questa foto di Fabrizio De Andrè l'ho scovata casualmente su web, non so a chi appartenga: qualora ne reclamasse i diritti sono pronto a toglierla. Ma sembrava fatta apposta per tenere insieme le tre citazioni di questo post)



sabato 5 dicembre 2009

Mentre dormiva


"Le cose si succedevano rapide, una dopo l'altra, e si aveva l'impressione che il tempo volasse, al punto che non ci si ricordava più se si era vecchi o giovani"

Dal racconto Il treno di Flannery O'Connor.

"La donna aveva l'aria di essersi fatta ingannare, dal tempo. Doveva esser passato due volte più in fretta, per lei, senza che se ne rendesse conto, mentre dormiva".


(Foto da Flickr/Flynace2000)

venerdì 4 dicembre 2009

Il geranio


"Il geranio che avrebbero messo alla finestra di lì a poco gli ricordava il piccolo Grisby giù a casa, che aveva avuto la polio e doveva esser messo fuori tutte le mattine sulla sedia a rotelle e lasciato lì a sbattere le palpabre al sole".

E' un passaggio dal racconto Il Geranio di Flannery O'Connor, considerata tra i narratori più importanti del Novecento americano, morta a 39 anni nel 1964 dopo una lunga ed estenuante malattia (raccontata nel meraviglioso epistolario Sola a presidiare la fortezza, Einaudi). Sto leggendo la raccolta dei suoi racconti pubblicata in Italia da Bompiani.

Cattolica ortodossa, nata e vissuta nell'america profonda del Sud (Georgia), Flannery O'Connor è considerata un'autrice di culto - soprattutto tra gli addetti ai lavori - per i suoi romanzi, i suoi racconti, i suoi saggi sulla scrittura. Tra tutti: Nel territorio del diavolo. Sul mistero di scrivere. Edito dalla Minimum Fax. L'hanno letta, amata o imitata Bruce Springsteen e Nick Cave, Quentin Tarantino e Raymond Carver.

I suoi racconti e i suoi romanzi sono ciò che di più distante si può immaginare da un tipo di letteratura devota o edificante. Le sue storie sono crude, spietate e grottesche. I suoi personaggi meschini, bizzarri e scorretti. "La narrativa - scriveva - riguarda tutto ciò che è umano e noi siamo fatti di polvere, dunque se disdegnate d'impolverarvi non dovreste tentare di scrivere narrativa".

Raccontando la realtà Flanery O'Connor racconta il mistero, l'irruzione inaspettata, imprevedibile, spesso violenta e dolorosa della Grazia nel territorio del diavolo.



(Foto da Flickr/starsammy)




Si dovrebbe


"Si dovrebbe pensare più a far bene, che a star bene: e così si finirebbe anche a star meglio".

Non me la ricordavo questa frase di Alessandro Manzoni dai Promessi Sposi (che voglio inserire tra le letture serali ai miei bambini). L'ho trovata questa mattina in un articolo sul Corriere della Sera dedicato all'assembela nazionale del volontariato che si tiene in questi giorni a Roma.

A me quel far bene piace intenderlo non solamente in chiave giustamente "moralistica" - fare il bene - ma anche in senso direi "professionale": far bene, cioè, le cose che si fanno. Con cura, gusto, scrupolo, passione e precisione.

Di entrambe le cose, mi pare, il nostro Paese avrebbe bisogno, e così - forse - si finirebbe anche a star meglio.


(L'immagine è tratta dal web, dal sito Marforio, "zona franca degli studenti di Lettere e Filosofia di Catania")



giovedì 3 dicembre 2009

Amor ratto s'apprese


Un giovedì mattina d'inverno, al mercato romano di Via Conti, quartiere Montesacro.

Fa molto freddo, sono le 7,30 e il mercato è quasi vuoto a quell'ora, silenzioso come mai.

Improvvisamente s'accende una radio. Dal banco delle verdure s'ode la voce di Jovanotti in una delle sue canzoni più romantiche. Alla fruttarola del banco accanto l'ortolano sembra dedicare queste dolcissime parole (che vi prego di cantare, dentro di voi, mentre le leggete):

Cos'è successo giaaaàà
Che altri già s'amarono non è una novitaaaà
Ma questo nostro amore è come muuuusicaaaaa!!!!

E' solo a quel punto che, quasi in controcanto, mentre già la melodia scioglieva i cuori congelati dei pochi clienti tra i banchi perduti, s'alza la voce potente del salumiere (proprio lui!) che rivolto al giovine in amore grida, tutti svegliandoci dall'incantesimo:

Aoooò, ma che glie fai 'a serenata cor cetriolo in mano!!! Nun è carino....




lunedì 30 novembre 2009

Tra il dire e il fare


Illusioni - tentazioni? - di uno spirito contemplativo:

Non puoi attraversare il mare semplicemente stando fermo e fissando le onde
(R. Tagore)






(Foto da Flickr/orsorama)


venerdì 27 novembre 2009

Mo me lo segno


"Il primo sintomo della morte è la nascita".

Aforisma del giorno, di Stanislaw Lec. L'argomento è talmente serio, di venerdì mattina, che merita una risata. Come diceva Troisi in Non ci resta che piangere, al monaco che lo spaventava gridando: Ricordati che devi morire!

- Sì sì no, mo me lo segno, non vi preoccupate....





giovedì 26 novembre 2009

La matematica non è una scienza



I numeri in fondo non sono che disegni.

Forse è per questo che la mia piccola Elisa, in prima elementare, ha l'insegnante di quadretti.

O almeno, così la chiama lei...