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Il geranio che avrebbero messo alla finestra di lì a poco gli ricordava il piccolo Grisby giù a casa, che aveva avuto la polio e doveva esser messo fuori tutte le mattine sulla sedia a rotelle e lasciato lì a sbattere le palpabre al sole".
E' un passaggio dal racconto
Il Geranio di
Flannery O'Connor, considerata tra i narratori più importanti del Novecento americano, morta a 39 anni nel 1964 dopo una lunga ed estenuante malattia (raccontata nel meraviglioso epistolario
Sola a presidiare la fortezza,
Einaudi). Sto leggendo la raccolta dei suoi racconti pubblicata in Italia da
Bompiani.
Cattolica ortodossa, nata e vissuta nell'america profonda del Sud (Georgia), Flannery O'Connor è considerata
un'autrice di culto - soprattutto tra gli addetti ai lavori - per i suoi romanzi, i suoi racconti, i suoi saggi sulla scrittura. Tra tutti:
Nel territorio del diavolo. Sul mistero di scrivere. Edito dalla
Minimum Fax. L'hanno letta, amata o imitata
Bruce Springsteen e
Nick Cave,
Quentin Tarantino e
Raymond Carver.
I suoi racconti e i suoi romanzi sono ciò che di più distante si può immaginare da un tipo di letteratura devota o edificante. Le sue storie sono crude, spietate e grottesche. I suoi personaggi meschini, bizzarri e scorretti. "
La narrativa - scriveva
- riguarda tutto ciò che è umano e noi siamo fatti di polvere, dunque se disdegnate d'impolverarvi non dovreste tentare di scrivere narrativa".
Raccontando la
realtà Flanery O'Connor racconta il
mistero, l'irruzione inaspettata, imprevedibile, spesso violenta e dolorosa della
Grazia nel territorio del diavolo.
(Foto da Flickr/starsammy)