sabato 10 ottobre 2015

L'architrave


Due giorni di esercizi spirituali dedicati al tema della Misericordia, alla luce della predicazione di Papa Francesco e in vista del prossimo Giubileo (ma anche del Sinodo in corso). Alcune delle cose che ho imparato, grazie alla teologa Stella Morra (Dio non si stanca. La misericordia come forma ecclesiale, EDB)

La misericordia, scrive Papa Francesco nella bolla d'indizione del Giubileo (Misericordiae Vultus), è l'architrave che sorregge la vita della chiesa. Proprio così, l'architrave.

Immagine di sorprendente quanto inequivoca solidità, che non corrisponde a quell'accezione vaga e sentimentale con la quale connotiamo invece solitamente il termine misericordia o l'aggettivo misericordioso. Essere misericordiosi: un'attitudine che sì ci piace, ma che guardiamo con malcelata diffidenza (dove andremo a finire se siamo troppo misericordiosi, che ne sarà della giustizia; va bene la misericordia, ma fino a un certo punto...). Una specie di buonismo in salsa cattolica.

Nulla di tutto questo. La misericordia di cui sembra parlare Francesco non è un vago sentimento dell'anima. Non sarebbe del resto un'architrave: un sentimento generico non è in grado di sorreggere nulla. Nessun sentimentalismo, dunque, e nessun individualismo: la misericordia non è un fatto personale o caratteriale. Non è neanche una coloritura spirituale. Parliamo piuttosto di misericordia come categoria teologica.

Se la fede è la risposta alla buona notizia del Vangelo: Siete infinitamente amati da Dio in quanto peccatori (non nonostante siate peccatori), la misericordia sarà allora il modo in cui rendiamo vivibile e visibile questa fede, sarà l'architrave della vita della Chiesa perché ne costituirà la logica fondamentale, procedurale, e il criterio di giudizio. 

Logica sta per regola grammaticale, sintassi di base, programma di sistema, come nei pc. La misericordia deve essere il sistema operativo, la logica procedurale della Chiesa. Criterio di giudizio, significa che la misericordia non è, come spesso erroneamente si pensa, assenza di giudizio, non significa che ci va bene tutto, ma che c'è un giudizio diverso, non giuridico e presunto oggettivo. Quando Gesù dice che pubblicane e prostitute ci precederanno nel Regno dei cieli, esprime chiaramente un giudizio di preferenza e precedenza.  La misericordia è un modo diverso di giudicare, un'altra forma di giudizio, un criterio non-giuridico di giudicare, di cui abbondano gli esempi nel Vangelo (le parabole del Padre misericordioso, dei talenti, dei lavoratori della vigna che ricevono lo stesso compenso pur avendo lavorato poche ore).

Si tratta per la Chiesa di un rovesciamento totale di prospettiva, perché da qualche secolo ormai ha scelto la dottrina come architrave, non la misericordia, ha identificato con la dottrina la vivibilità e visibilità della fede e la dottrina è diventata logica procedurale e criterio di giudizio. Eppure in Gesù non è così, non è la dottrina a far la differenza. Non perde nulla la dottrina da questo capovolgimento, non deve cambiare, non diventa meno vera. Resta ciò che illumina e spiega la fede, non ciò che la giudica.




3 commenti:

Anonimo ha detto...

Se non è un approccio sentimentale, com'è che - per esemplificarlo - i sostenitori ricorrono spesso e volentieri a forme e modi di tal fatta?
Lycopodium

Anonimo ha detto...

"Mi offende profondamente l'idea che fino ad oggi i vescovi ed i sacerdoti non sarebbero stati misericordiosi"
Card. Raymond Leo Burke

Fabio Colagrande ha detto...

Finalmente qualcuno inizia a dire le cose come stanno. Il fatto gli è che la teologia di Bergoglio è ancora troppo complicata per noi che siamo fermi a paradigmi che non funzionano più.