venerdì 13 marzo 2009

Tutto un cuore


Il corpo di mamma è tutto un cuore!

La piccola Elisa è fatta così. Per esprimere la dolcezza che ha dentro la fa esplodere improvvisamente in immagini fisiche, carnali, cariche di entusiasmo e tenerezza.

E' andata così, ieri sera. Eravamo a tavola (eraviamo, direbbe lei...). Io avevo chiuso gli occhi un momento, per riflettere su una questione personale di cui stavo parlando con Maria Cristina, e il fratello mi fa: perchè stai con gli occhi chiusi, papà?
Per ascoltare quello che mi dice il cuore
, rispondo io.
Interviene Elisa, d'improvviso: e il cuore ti dice che vuoi baciare mamma per sempre?

Rido, la guardo e raccolgo la "sfida": mi alzo per baciare la mamma, e gioco a cantare le lodi delle sua bocca e delle sue labbra: sono come una rosa! - dico - come un cuscino!...
Come un salsicciotto!
, interviene Giosuè buttandola con me sullo scherzo.
Ma la sorella non scherza: La sua bocca è un cuore!, dice con un sorriso serissimo.
Quindi aggiunge: Tutto il corpo di mamma è un cuore!


(foto da Flickr/Grzegorz Lobinski)

Malasanità


- lo sai, papà, che è tornata in classe flaviagorètti?

- perchè, dov'era andata?

- all'ospedale!

- uh, poverina, e come mai?

- eeehhh, non lo so... le faceva male una gamba, l'hanno operata alla mano.....


Da Le Avventure di Elisa alla Scuola materna, dove nomi-e-cognomi dei bimbi si pronunciano rigorosamente tutti-attaccati. Non tutti, però, solo quelli "che hanno i nomi doppioni", mi spiega Elisa, anzi, elisaiapìno, per distinguerla dalla doppiona elisaboddignòn...

giovedì 12 marzo 2009

Pace nel mondo e gelati per tutti


"Se fossi il presidente avrei delle persone che mi aiutano con i compiti, riempirei la Casa Bianca di cioccolato e ragù (ma non insieme) e regalerei zucchero filato e cibo alla gente per cena".

E' un libro fantastico quello segnalato questa mattina su La Repubblica da Mario Calabresi, corrispondente per il giornale da New York. 826 lettere scritte da piccoli americani al nuovo presidente degli Stati Uniti. Dentro c'è ovviamente di tutto: le guerre, la crisi, l'ambiente, l'immigrazione. Ma anche una lunga lista di desideri impossibili e curiosi: animali gratis per tutti, compiti solo una volta alla settimana (per legge!), week end da tre giorni....

Voi capirete il fascino che può avere Ticchettòcche un libro del genere, che scopro essere già tradotto e pubblicato in Italia dalla Mondadori col titolo: "Caro Obama, ti è già venuta qualche buona idea?". Un libro dove si mescolano desideri grandi e piccoli, con rovesciamenti incredibili di senso e di prospettiva che solo i bambini (e i poeti) ci sanno regalare, come insegna Il Piccolo Principe di Antoine de Saint-Exupéry.

Leggete in sequenza queste due frasi sull'immigrazione, ad esempio, di una tenerezza struggente e insieme di una comicità involontaria esilarante:

"Vorrei che mi aiutassi - scrive ad Obama Alanis Gordillo di 10 anni - a far venire il resto della nostra famiglia da El Salvador, poi potresti dargli un lavoro e farli diventare cittadini americani". E Jennifer Munoz aggiunge: "Aiuta gli immigrati che non commettono crimini perché...non è colpa loro se sono immigrati".

mercoledì 11 marzo 2009

La vera storia di Zio Paperone


"Il suo cuore era tutto un sorriso, e ciò era per lui più che sufficiente..."

Eccola finalmente, in leggero ritardo sul taccuino di marcia, l'ultima pagina del "Canto di Natale" di Charles Dickens. Ho finito di leggerla ai bimbi questa sera con soddisfazione e sorprendente commozione.

La storia fantastica del ricco e avaro e vecchio Scrooge, che solo grazie all'intervento prodigioso e terroristico di tre spiriti riesce a scoprire e vivere il significato profondo del Natale, è insieme uno degli esempi di critica della società tipici di Dickens, contro la povertà, l'ignoranza e lo sfruttamento minorile. Ambientato e pubblicato nell'Inghilterra del 1843.

Il protagonista, tra l'altro, darà il nome originale allo Zio Paperone di Walt Disney - Scrooge Mc Duk o Uncle Scrooge - nel primo lungometraggio che lo vedrà protagonista e che del romanzo di Dickensè proprio la trasposizione in cartone animato.

Il nostro Scrooge, da tirchio qual era, diventerà "il migliore deigli amici, il migliore dei padroni, il migliore degli uomini della vecchia città, di ogni asltra vecchia città, paese o borgo del buon vecchio mondo".

Non solo buono, ma felice: "Non aveva mai immaginato che una passeggiata, una semplicissima passeggiata, potesse dargli tanta felicità".

"Sempre si disse di lui che sapeva festaggiare degnamente il Natale, se mai creatura vivente può attribuirsi questo vanto".



lunedì 9 marzo 2009

Panteismo infantile



Per Elisa, 5 anni, il fratello è andato in gita al dio-parco














(Foto da Flickr/brookenovak)

domenica 8 marzo 2009

Colazione eucaristica




Domenica sera la messa, il momento della consacrazione. Il sacerdote solleva il pane.
Un bambino nel banco dietro il mio:

Papà - chiede - ma che fa colazione?

- risponde il padre sperando di finirla lì.

E il piccolo: Ma a quest'ora?

In effetti, erano quasi le 8 di sera...



giovedì 5 marzo 2009

L'invisibile agli occhi


(Dal blog Il Moralista)

Mia figlia Teresa, quasi 3 anni, la seconda dei nostri tre, sempre in cerca di coccole e abbracci, pretende che la porti in braccio quando l'accompagno a scuola.

Stamattina (ennesima giornata di pioggia e nuvoloni) dopo avermi fatto la dichiarazione ("sposerò solo te, papà"... tranquilli, poi le spiego come va il mondo!) mi dice guardando il cielo: "è una bella giornata!"... io la guardo sorridente e perplesso, ma per fortuna non faccio un commento da "uomo" adulto, pragmatico e... un po' appesantito.

Le domando solo: "Ti piace la pioggia?". E lei: "No. Ma è una bella giornata".


(foto di Gaby Butcher/flickr)

mercoledì 4 marzo 2009

L'invisibile evidente


"Dio è l'invisibile evidente"

(Victor Hugo)

La famiglia Vittimisti


Ancora sul "fare" la vittima e sul libro di Giacobbe (vedi il post del 3 marzo).

Tu dici: non mi riguarda, io non sono una vittima nè "faccio" la vittima. Va bene, ci credo. Allora sicuramente non ti ritroverai in nessuno degli esilaranti ritratti disegnati dall'autore, in quella che è descritta e raccontata come una vera famiglia, la famiglia Vittimisti.

Si parte dalla «nonnina», la «vecchietta», perchè «l'abilità del vittimismo cresce con il crescere dell'età e raggiunge il massimo nella vecchiaia». «Vecchiette e vecchietti incapaci di colpire una mosca con un bazooka - scrive Giacobbe - tengono per le palle intere famiglie». Come? «Lamentandosi. Facendo le vittime». «Più gli altri sono buoni, onesti, generosi, più tu, con il vittimismo, ne fai quello che vuoi».

Il figlio della nonnina è Ipocondriaco. La «maledizione del medico della mutua», non ha passato giorno della sua vita senza lamentarsi di essere ammalato di qualche cosa. Ha la casa piena di medicinali. «Vive con il termometro piantato nel culo». Il suo sogno è vivere in un ospedale, nutrirsi con le flebo e svuotarsi tutti i giorni l'intestino con un enteroclisma. Le supposte sono la sua modalità di farmacologica preferita, secondo lui «la più grande invenzione umana dopo la ruota».

Ipocondriaco ha una sorella: Salutista. Ovviamente vegetariana, è contraria agli Ogm e mangia solo "bio". Non va con gli uomini per paura delle malattie. Lava le mani almeno dieci volte al giorno. Respira in casa aria depurata. «Nel testamento lascia detto di disinfettare accuratamente la bara».

Ipocondriaco e Salutista hanno un figlio (ovviamente con l'inseminazione artificiale). Si chiama Lamentoso. A scuola, all'università, al militare, al lavoro, il giorno del matrimonio. Ovunque trova modo e occasione per lamentarsi. Si lamenta del fallimento della Parmalat, anche se lui non ha comprato nemmeno un'azione. Si lamenta del Centro e dei partiti estremisti, del Centro-sinistra e dei sindacati. L'importante è per lui lamentarsi. Il lamento è vita.

Suo fratello è Incontentabile. Mentre Lamentoso si limita a lamentarsi ma poi ingoia tutto, lui non ingoia niente. Rifiuta. È una protesta continua.

Lamentoso e Incontentabile hanno una sorella: Crocerossina, pronta a sacrificarsi fino al martirio, si sposa e partorisce 4 gemelli: Pauroso (appena nato devono praticargli la respirazione artificiale perchè ha paura di respirare; al matrimonio non si presenta per paura che non si presenti la sposa), Tappetino (chiede scusa a tutti), Tradita e Catastrofica (non si accontenta di ergersi solo lei a vittima. Vuole coinvolgere tutto l'universo).

Tappetino e Tradita fanno un figlio: Imputato. Si sente accusato di tutto, anche se nessuno gli dice niente. Chiunque lo guardi lo reputa colpevole.

Anche Catastrofica e Pauroso fanno un figlio: Atlante. Il «componente più commovente e cretino della famiglia Vitimisti». È quello che si porta il mondo sulle spalle. Non dorme perchè pensa allo Tsunami, al Darfur, ai bambini dei Biafra, ma anche all'assistenza sanitaria e la previdenza sociale per le prostitute, ai gay, alle minoranze. Come molti dei suoi parenti muore suicida. Vorrebbe impiccarsi a una trave ma, ovviamente, anche la trave gli cade addosso...

E poi ancora nipoti e pronipoti: Insicuro, Ansioso, Depresso, Sospettoso, Infelice, Smarrita, ecc... Sono tanti, ma una caratteristica li unisce tutti: la paura. Al fondo di tutti i Vittimisti c'è la paura.

Sicuro che non sono parenti?



martedì 3 marzo 2009

Mi meraviglio


"Mi meraviglio sempre che qui ci siano ancora persone capaci di amare, mettere al mondo figli. Un miracolo. Se collabori con la disperazione finisci per cederle".

Questa frase "meravigliosa" è tratta da un'intervista rilasciata alla stampa dallo scrittore israeliano David Grossman. La prendo da un blog su cui sono capitato per caso, ammesso che il caso esista.

Ci dice una cosa semplice e vera, e per questo rivoluzionaria (che in fondo richiama la poesia di Whitman postata qualche giorno fa): Ogni gesto di amore è un miracolo. Ogni vita è un miracolo, perchè afferma con il suo solo esserci che la disperazione, la morte, non avranno l'ultima parola.