giovedì 22 maggio 2008

La ferita dell'altro

"Non c'è vita buona senza passare attraverso il territorio buio e pericoloso dell'altro...qualunque via di fuga da questo combattimento e da questa agonia conduce inevitabilmente verso una condizione umana senza gioia".

Queste parole scandalosamente cattoliche di Luigino Bruni le dedico ai tanti "cattolici" che hanno immaginato e voluto introdurre (in un disegno di legge) il reato di immigrazione clandestina. Che vale l'arresto e l'espulsione per coloro che si trovano in Italia in condzione irregolare. Eliminare il problema dell'altro - "la ferita dell'altro" la chiama Bruni nel suo libro dedicato all'economia- nell'illusione di una vita senza traumi, conduce ad una "parodia della vita", perchè "senza ferite non si vive" - ci ricorda Casoli commentano Bruni - "ecco il vitale paradosso: nell'egoistico benessere - che necessariamente deve essere piccolo e misero, anche se miliardario, per sussistere - ...si atteggia la propria morte vivente, perchè manca l'altro/Altro". È "un girare sensa senso intorno all'inesistente o nullificante se stessi".

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