domenica 27 maggio 2018

Rivelazione


Camminando sull'erba bagnata, cercando tra le piante, egli ha nel volto, colpito dal sole radente - di un rosa che è pura luce - un lieve sorriso strabiliato e quasi teatrale - tanto è l'incanto. Muove i passi come fosse un estraneo in un luogo mai visto.

È la prima volta infatti che si accorge di quegli alberi, toccati da una luce che è fuori dalle tradizioni della sua esperienza. Essi sembrano infatti animati, come degli esseri coscienti: coscienti, e, almeno in quella pace, in quel silenzio, fraterni. Passivi alla luce che li tocca come un miracolo naturale, l'alloro, l'ulivo, la piccola quercia, e più in là, le betulle, sembrano accontentarsi di uno sguardo, per ripagare quell'attenzione con un amore infinito e infinitamente preesistente: e lo dicono, letteralmente lo dicono, attraverso la loro semplice presenza, dorata e vivificata dalla luce, che si esprime senza parola, ma semplicemente con se stessa. Presenza che non ha significato, e che pure è una rivelazione.

Ora, non c'è evidentemente proporzione tra i miracoli rivelati e tutte le altre cose che si fanno nella vita. Eppure il padre - forse perché sono un'eccezione già straordinaria per lui, quei pochi minuti passati vagando nel suo giardino, a quell'ora - è incapace di continuare a restare all'altezza di quella situazione, di lottare ancora a lungo con quello stupefacente amore del sole.

(Pier Paolo Pasolini, Teorema, 1968)


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